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Didael - Web Knowledge Company
Web 2.0

Didael èWeb 2.0

Che cosa c'è di nuovo nel Web 2.0? Semplice: milioni di persone di ogni età lo usano, partecipano interagendo con testi, foto, filmati e ... avatar “prodotti” da loro stessi. Tutti amano farsi conoscere, acquisire una e-reputation attraverso le proprie “opere”. E’ il web “sociale”, concepito non più come una grande biblioteca di documenti in cui autori e lettori sono nettamente distinti, ma come un insieme di applicazioni collaborative in cui ciascuno è autore e lettore allo stesso tempo, e interagisce con gli altri per costruire conoscenza e servizi a valore aggiunto. Questo è possibile perché:

  • ciascun utente può pubblicare online propri contenuti in modo fortemente automatizzato, senza bisogno di conoscenze informatiche (si parla di User Generated Content); tali contenuti possono coprire tutta la gamma della multimedialità, dai semplici testi ai video; ne sono un esempio i Blog o siti come YouTube;
  • tutti possono intervenire sui contenuti pubblicati per classificarli con parole chiave a seconda del proprio punto di vista (è la cosiddetta Folksonomy), per commentarli, per diffonderli segnalandoli ad altre persone;
 
  Per approfondire

GLOSSARIO
da Pillole di e-Learning

Web 2.0

User Generated Content

Blog

Folksonomy
RSS
Mash-Up
Wiki
   
 

Le nostre esperienze:

4M (2007-2008)

Leon@rdo (2005-2006)

PA@lfemminile (2006-2007)
IMmigrati imPRENDItori (2005-2006)
 
  • i contenuti (notizie, filmati, mappe geografiche interattive, ecc.) possono essere condivisi in modo automatico su siti diversi (con sistemi quali RSS) e possono essere utilizzati per comporre siti e "pannelli di controllo" personalizzati (i cosiddetti Mash-Up);
  • si diffondono applicazioni web che permettono la produzione collaborativa a distanza dei contenuti (es. i Wiki, divenuti famosi in particolar modo con Wikipedia).
Eppure non è così automatico che tutti partecipino al Web 2.0: il rischio è che proprio le persone che più possono incidere sulla trasformazione della società, l'imprenditore, il manager, il professionista, il decisore, il politico non usino veramente questi strumenti; più le tecnologie sono potenti e sofisticate più aumenta la diffidenza e talvolta la paura di coloro che non sono abituati a controllarle e che, se possono, preferiscono delegarne l'uso ai propri collaboratori (senza sfruttarne le reali potenzialità). Per un coinvolgimento anche ai livelli più alti occorre creare infrastrutture che sappiano integrare tecnologie e persone per suscitare fiducia, attivare interesse: occorrono figure professionali che conoscano profondamente il contesto in cui le persone operano nel lavoro e nella società e sappiano mettere in gioco competenze di tipo relazionale. Esattamente come avviene nel caso dell'insegnamento dove non conta il numero di ore di corso, ma cosa, quanto e come l'allievo apprende; anche in questo caso l'unica misura della qualità dell' innovazione fondata su Web 2.0 è l'adesione dei destinatari che producono e consumano informazione, non l'efficienza delle tecnologie.

Come in tutte le mode che hanno attraversato negli anni la pur breve storia del Web, il rischio che molti corrono è di centrare l'attenzione sulle singole applicazioni di successo (che spesso sono rapidamente superate) piuttosto che sui modelli e le infrastrutture che vengono proposti.
Perché il Web 2.0 non si riduca ad un gioco per il tempo libero, ma possa esprimere tutte le sue potenzialità nel trasformare la nostra società "digitale", occorre l'intervento di soggetti competenti nel costruire modelli di collaborazione e condivisione efficaci e finalizzati a specifici obiettivi: l'e-Learning, l'e-Work, l'e-Business, l'e-Democracy, l'e-Inclusion.

Didael fin dall'inizio della sua storia (1983) ha centrato la sua attività sul dialogo persona/persona mediato da tecnologia. Per questo con l'avvento del Web Didael ha subito interpretato in senso collaborativo le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, costruendo applicazioni, siti e portali di condivisione e collaborazione, ed erogando i servizi di animazione, moderazione, facilitazione, necessari per promuovere i processi che riguardano la conoscenza: informazione, comunicazione, formazione, knowledge management. Queste soluzioni sono state realizzate a servizio di Communities nell'ambito delle Aziende, della Pubblica Amministrazione, così come di team di progetto a livello internazionale.

Grazie ad un costante lavoro di ricerca e sperimentazione sul campo (cfr. Didael, ricerca e divulgazione sull'innovazione), Didael ha potuto via via arricchire le proprie realizzazioni con applicazioni che promuovono il dialogo e facilitano la pubblicazione di contenuti da parte degli stessi partecipanti, nell'ottica del Web 2.0, quali il Blog, il Wiki, aree di condivisione basate su CMS, ma anche il Video utilizzato in modo innovativo; il tutto sempre sulla base di una provata competenza nei processi che a partire dal semplice dialogo e scambio di informazioni fanno emergere la conoscenza non strutturata e, rielaborandola e classificandola, ne facilitano la condivisione e il riuso (vedi anche Community Management: la conoscenza condivisa come vantaggio competitivo e Web Content Management System: siti al servizio dell'informazione e della conoscenza).

L'impegno in quest'ambito ci ha permesso non solo di realizzare diverse esperienze significative dal 2005 ad oggi e di avviarne di nuove per i prossimi mesi, ma anche di progettare e sviluppare strumenti e ambienti online pensati in modo specifico per gestire questo tipo di iniziative: ambienti di collaborazione, condivisione, coauthoring, realizzati sia con tecnologie proprietarie che open source e sempre personalizzabili e adattabili "on the fly" a seconda del contesto e degli obiettivi del cliente.

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