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Il blog di un’esperta di Informal Learning

Live Laugh Learn Lead è il blog di Marcia Conner, esperta statunitense sulle tematiche dell’apprendimento, sia nel mondo delle imprese sia in quello delle istituzioni pubbliche. La Conner è autrice di diversi siti legati in particolare all’apprendimento informale e alla dimensione del Life Long Learning.

La particolarità dei contributi dell’autrice è di sottolineare le componenti cognitive dell’apprendimento: nel blog si trovano interventi dedicati ai temi dell’attenzione (che cosa la favorisce e cosa la ostacola, attraverso quali strategie svilupparla), della creatività, degli stili di apprendimento, dell’imparare divertendosi, del rapporto mente-corpo, della lettura e dell’apprendimento visuale.

Altre categorie di “post” riguardano temi quali la leadership, l’organizzazione, la gestione del cambiamento, il rapporto tra educazione scolastica e lavoro, il ruolo della tecnologia.

Si trovano poi una serie di segnalazioni di persone, prodotti, risorse che l’autrice considera di particolare interesse, spaziando dai temi più “seri” dell’apprendimento e del lavoro ad aspetti che riguardano la vita quotidiana (dimensioni che spesso in questo blog si intrecciano).

La categoria “What I learned today” (che cosa ho imparato oggi) esemplifica bene il taglio estremamente personale e quotidiano che l’autrice dà alle sue riflessioni, in linea con il modello dell’apprendimento informale.

La struttura molto semplice del blog prevede, oltre all’archivio cronologico e tematico dei “post”, una lista di siti di riferimento sui temi dell’apprendimento.

Il sito è in lingua inglese.

http://marciaconner.com/blog/

Add comment Luglio 28th, 2008

Accessibilità, un impegno che continua

La diffusione dell’accessibilità è un obiettivo su cui si lavora da molti anni in ambito internazionale e anche nel nostro paese: i punti di riferimento sono le iniziative europee, il lavoro del W3C che sta preparando nuove linee guida, gli interventi legislativi. Occorre trovare sempre nuove soluzioni adeguate alle sfide poste dalle più recenti evoluzioni del Web.

Quanto più cresce nella nostra vita il ruolo delle tecnologie digitali, che diventano lo strumento privilegiato per lavorare, informarsi, usufruire di servizi, tanto più diventa importante l’impegno a favore dell’accessibilità.

Il termine accessibilità indica la possibilità di usufruire di un prodotto o un servizio informatico da parte di tutti, anche di coloro che sono portatori di disabilità (quali non vedenti, ipovedenti, non udenti, persone con difficoltà motorie) che creano difficoltà aggiuntive e in alcuni casi richiedono l’impiego di particolari dispositivi detti tecnologie assistive (es. dispositivi braille, sintetizzatori vocali) per rendere possibile l’interazione con il computer.

Si tratta di un obiettivo fondamentale, parte integrante delle politiche di e-Inclusion promosse dell’Unione Europea (cfr. il quadro strategico i2010: la società dell’informazione e i media al servizio della crescita e dell’occupazione) e riconosciuto a livello internazionale sia in ambito istituzionale che imprenditoriale.

Garantire l’accessibilità comporta da parte di chi produce l’adozione di una serie di strategie e accorgimenti tecnici, che possono riguardare diversi elementi: la disposizione dei contenuti su una pagina web, l’uso dei colori, il modo in cui è scritto il codice informatico.

Ci sono due aspetti da considerare: da un lato rendere possibile la fruizione attraverso i normali dispositivi da parte di persone che hanno maggiori difficoltà, che possono essere dovute alle condizioni di salute, all’età, o a una disabilità permanente. Ad esempio persone ipovedenti, che hanno bisogno di poter ingrandire i caratteri delle pagine web per poterle leggere; o daltonici, che hanno bisogno di determinate combinazioni di colori testo-sfondo per poter distinguere correttamente le parole; o non udenti, che hanno bisogno di un testo alternativo da leggere quando sono presenti elementi multimediali che contengono audio. Un altro obiettivo invece è quello di permettere la fruizione a chi deve utilizzare dispositivi specifici: ad esempio i non vedenti, che possono utilizzare un sintetizzatore vocale che legge ad alta voce i contenuti scritti sulla pagina web, o persone che per difficoltà motorie non riescono ad utilizzare il mouse, ma possono navigare le pagine web solo passando da un elemento all’altro con il tasto “Tab”.

Per favorire la diffusione delle accessibilità sono stati individuati standard e linee guida che chi produce deve seguire. Un punto di riferimento internazionale è il lavoro del World Wide Web Consortium (W3C) che va sotto il nome di Web Accessibility Initiative: nel 1999 è stato pubblicato il documento Web Content Accessibility Guidelines 1.0; attualmente è in elaborazione la versione 2.0 del documento (l’ultima stesura, detta “Candidate Recommendation”, è del 30 aprile 2008), che punta ad essere applicabile ad una gamma più ampia di tecnologie Web, inclusi gli sviluppi futuri (per quanto prevedibili). Il problema degli standard, infatti, è tenere il passo con la continua evoluzione delle tecnologie, che prevedono sempre nuove modalità di fruizione e di interazione e di conseguenza comportano nuovi accorgimenti per l’accessibilità. La trasformazione del Web 2.0, ad esempio, non può non avere un impatto significativo in questo campo.

La versione 2.0 delle linee guida del W3C è completamente rinnovata nella struttura, ed è organizzata intorno a 4 “principi” che devono essere tutti rispettati perché un contenuto Web possa dirsi accessibile. Tale contenuto Web deve essere:

  • Percepibile – l’informazione presentata deve poter essere colta dai sensi dell’utilizzatore
  • Operabile – le azioni richieste all’utente dall’interfaccia devono poter essere da lui eseguite
  • Comprensibile – il contenuto e le operazioni richieste non devono andare oltre la possibilità di comprensione dell’utente
  • Robusto – con questa espressione si intende che il contenuto deve rimanere accessibile anche con l’evolversi delle tecnologie, comprese quelle assistive.

Per ognuno di questi principi sono indicate delle linee guida (in tutto 12), e per ognuna di esse sono indicati “Criteri di successo” verificabili.

Naturalmente, come avverte lo stesso W3C, il rispetto dei requisiti tecnici previsti dagli standard da solo non è sufficiente a garantire l’accessibilità: occorre sempre verificare con un campione di utenti reali le reazioni e le difficoltà che emergono nell’uso di un prodotto/servizio web.

Ci possono essere problemi specifici di tipo cognitivo da considerare: un recente esempio italiano è il progetto E-Signs, realizzato da Ente Nazionale Sordi con la collaborazione di Didael Srl, progetto che ha evidenziato come gli utenti sordi abbiano uno specifico approccio alla comprensione della parola scritta e ha quindi richiesto, nella realizzazione di strumenti e contenuti per l’e-Learning, una modalità adeguata di strutturazione dei testi, oltre ad un’opportuna integrazione di contenuti  filmati in Lingua dei Segni .

Mentre il lavoro del W3C ha un carattere di proposta, seppur autorevole perché frutto della collaborazione tra organizzazioni, aziende, enti di tutto il mondo, gli organismi politici possono contribuire alla promozione dell’accessibilità attraverso specifici provvedimenti legislativi.

In Italia il cammino dell’accessibilità, avviato intorno al 2000, ha trovato un punto di riferimento nella legge n°4 del 9/01/2004, detta “Legge Stanca”, che ha reso obbligatoria l’adozione di standard di accessibilità per la realizzazione o il rinnovo dei siti internet che hanno come committente la Pubblica Amministrazione.

Tutto il processo di rinnovamento nel segno dell’e-Government, dell’e-Citizenship, dell’e-Democracy, cioè la realizzazione dei servizi al cittadino e alle imprese tramite Web, deve quindi compiersi nel segno dell’accessibilità.

Al tempo stesso tutte le aziende che vogliono lavorare come fornitori della P.A. con questa legge sono spinti ad aggiornarsi e adeguarsi agli standard di accessibilità. Lo stesso discorso vale per tutti gli strumenti didattici multimediali e web rivolti al mondo della scuola.

Alla “Legge Stanca” è seguito il Decreto Ministeriale 8 luglio 2005 con l’indicazione di 22 requisiti tecnici da rispettare e dei diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici; nel decreto si stabiliscono anche le regole per la verifica dell’accessibilità. E’ stato anche disegnato un logo per contraddistinguere i siti accessibili, che viene assegnato a chi supera positivamente la verifica.

Il lavoro da fare per la diffusione dell’accessibilità è ancora molto, sia a livello istituzionale, dove probabilmente il contesto privilegiato di riferimento sarà quello Europeo, con le iniziative in corso a favore dell’inclusione digitale, sia a livello imprenditoriale.

Non bastano le leggi ma occorre soprattutto la diffusione di  buone pratiche: il problema è sempre quello di trovare soluzioni che sappiano coniugare l’accessibilità con le potenzialità sempre nuove che le tecnologie offrono, senza doversi rassegnare alle componenti multimediali e interattive più avanzate.

Sicuramente l’era del Web 2.0, con i nuovi strumenti collaborativi e di User Generated Content che spingono molto sulla partecipazione attiva dell’utente, con l’enfasi sulla comunicazione video e anche con la diffusione di molteplici dispositivi di accesso ai contenuti Web (non solo computer ma anche palmari, cellulari, tv digitale) pone nuove sfide all’accessibilità, che dovranno trovare risposta negli standard, nelle leggi, ma soprattutto da parte di chi è in grado di produrre sul campo modelli ed esempi innovativi.

Fonti

  “Overview of WCAG 2.0 Documents” dal sito del W3C
  http://www.w3.org/WAI/intro/wcag20.php
  Data: 2008
  Lingua: Inglese
  Formato: html

“Buone e cattive pratiche” dal sito WebAccessibile.it
  http://www.webaccessibile.it/consulta/elenco_info.asp?id=3
  Data: 2008
  Lingua: Italiano
  Formato: html

“Concluso il progetto E-Signs – Formazione online per adulti sordi” di Didael Srl
  http://www.didael.it/sito/com_dettaglio.asp?con=211
  Data: 2008
  Lingua: Italiano
  Formato: html

“Accessibilità e Web 2.0: Quale futuro?” di Trenton Moss
  http://www.masternewmedia.org/it/2006/10/05/accessibilita_e_web_
20_quale.htm

  Data: 2006
  Lingua: Italiano
  Formato: html

“DM 8 luglio 2005. Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici”
  http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM080705-A.htm
  Data: 2005
  Lingua: Italiano
  Formato: html

“Legge 9 gennaio 2004, n.4 (Legge Stanca)”
  http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/legge_20040109_n4.htm
  Data: 2004
  Lingua: Italiano
  Formato: html

Add comment Luglio 9th, 2008

Comunità di pratica nel Web 2.0

Le comunità di pratica trovano oggi uno scenario favorevole grazie alla diffusione delle teorie dell’apprendimento informale e degli strumenti del Web 2.0. L’apprendimento fortemente legato alla pratica professionale, che costituisce il valore riconosciuto del modello delle comunità di pratica, può essere realizzato con l’aiuto di strumenti quali blog, wiki, video, social tagging, rss; ma il maggior contributo del Web 2.0 è quello culturale, che promuove il valore della condivisione come un vantaggio per tutti.

Leggi tutto Add comment Giugno 11th, 2008

L’evoluzione del Web: dal 2.0 al 4.0

La popolarità del Web 2.0 ha portato a pensare alle possibili evoluzioni del Web in termini di “nuove versioni”, classificate con i termini Web 3.0 e Web 4.0. In questa successione di “versioni” si delinea un processo che mette al centro il valore della conoscenza e della collaborazione tra persone, e fa del Web sempre meno un “mondo alternativo” da guardare attraverso un computer e sempre più uno strumento di servizio totalmente integrato con la realtà e le attività di ciascuno.

L’espressione “Web 2.0″ ha avuto un grande successo perché ha permesso di dare un nome ad un insieme di fenomeni nuovi che hanno cambiato il modo di intendere e di utilizzare il Web: User Generated Content, Folksonomy, Mash Up, e tanti altri concetti hanno trovato nel “Web 2.0″ una sintesi che ne ha favorito la diffusione.

Con il termine “2.0” si fa riferimento ad un sistema di classificazione di applicativi o documenti molto diffuso nell’informatica: in pratica tra la versione 1.0 e 1.1 di un oggetto (cioè quando si modifica solo il numero dopo il punto) ci sono poche differenze / miglioramenti, ma le caratteristiche di fondo restano identiche; invece tra la versione 1.0 e 2.0 (quando cambia il numero prima del punto) c’è una trasformazione importante, una riprogettazione sulla base di nuove caratteristiche. 

Dopo il successo del Web 2.0 questo modo di pensare “per versioni” è divenuto molto popolare, tanto da essere applicato a numerosi ambiti di attività (eLearning 2.0, Marketing 2.0, Business 2.0…).

Nello stesso tempo anche la visione del futuro del Web si è modellata sullo stesso tipo di meccanismo: perciò, mentre ancora stiamo imparando a capire che cos’è il Web 2.0 e come sfruttarne le potenzialità, già da qualche tempo si è cominciato ad identificare le ulteriori evoluzioni possibili con i nomi di Web 3.0 e Web 4.0.

Secondo quanto emerge dal dibattito in corso le tappe dell’evoluzione del Web sarebbero le seguenti:

  ” Web 1.0 - E’ la prima fase del Web, caratterizzata dalla progressiva definizione degli standard tecnologici che hanno permesso di dare vita a questa nuova realtà e di diffonderne l’uso tra milioni di utenti; siti web, directory e motori di ricerca sono gli elementi fondamentali dell’esperienza dell’utente, che utilizza il Web soprattutto come una “biblioteca” dove trovare informazioni e dove fruire di contenuti a vari livelli di multimedialità;

  ” Web 2.0 - E’ la fase attuale, caratterizzata da una partecipazione attiva degli utenti alla costruzione dei contenuti, alla loro classificazione e distribuzione; gli elementi chiave si chiamano Blogs, Wiki, RSS, Social Bookmarking, Social Networking, MashUps;

  ” Web 3.0 - La prossima evoluzione attesa nel Web è quella del Web Semantico, che intende potenziare le tecnologie web in modo da renderle capaci di contribuire alla costruzione e alla condivisione della conoscenza, mettendo in connessione i contenuti presenti sul Web attraverso ricerche e analisi automatiche basate sul significato; si parla quindi di ontologie, di agenti intelligenti e motori di ricerca semantici (non sulla semplice frequenza di un termine nel testo, ma su un’analisi del significato del testo e degli ambiti tematici a cui fa riferimento); si tratta quindi di sfruttare la potenza delle applicazioni informatiche, che sviluppano progressivamente aspetti di intelligenza artificiale, per ottenere risultati qualitativamente più significativi quando si cercano informazioni e contenuti sul Web; un’applicazione tipica del Semantic Web è la possibilità di interrogare un motore di ricerca formulando domande in linguaggio naturale invece che con parole chiave. Di Semantic Web in realtà si parla da diversi anni: in quest’ambito erano attese le più importanti evoluzioni del Web, quando il fenomeno del Web 2.0 ha preso piede con una popolarità inaspettata, perché ha proposto novità più facilmente comprensibili ed immediatamente evidenti per l’utente. Tuttavia la ricerca sul Semantic Web non si è mai spenta: certo oggi si deve confrontare con un panorama diverso, dove la ricerca di informazioni deve applicarsi allo User Generated Content, le ontologie devono confrontarsi con le folksonomies.

  ” Web 4.0 - Questa ulteriore fase del Web dovrebbe integrare pienamente le due fasi precedenti per realizzare un Web Ubiquitous: in pratica le applicazioni presenti sul Web avrebbero lo scopo di mettere in connessione in modo automatico le persone (così come il Web semantico mette in connessione in modo automatico i contenuti), sulla base delle attività che stanno svolgendo, per aiutarle a collaborare e raggiungere scopi condivisi mettendo insieme le loro risorse e le loro competenze. Si tratterebbe quindi di un Web pienamente integrato con la realtà fisica, al servizio delle relazioni, per moltiplicarle e potenziarle. Un aspetto importante dal punto di vista tecnologico è la diffusione delle tecnologie wireless che possono consentire effettivamente alle persone di essere sempre online in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.

L’idea fondamentale in questo tipo di evoluzione è che il Web diventi sempre più uno strumento di servizio per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi (conoscenza, lavoro) sfruttando l’enorme patrimonio di risorse che deriva dall’essere in rete: non solo risorse “statiche” (contenuti) ma sempre di più “intelligenze”.

  L’idea del Web come applicazione di servizio, e non come media da fruire passivamente, è già pienamente presente nel Web 2.0: quello che ci si aspetta dalle future evoluzioni è soprattutto un contributo sempre più importante dell’intelligenza artificiale, cioè della capacità delle “macchine” e dei software su cui il Web si basa di interagire con le persone e di sfruttare la propria potenza di calcolo per trovare rapidamente soluzioni adeguate alle loro esigenze.

Come effettivamente avverrà questo processo, e in quali fasi sarà scandito, si può naturalmente solo ipotizzare: il Web 2.0 infatti ha dato una forte spinta ai processi che nascono “dal basso” e che per questo spesso sono poco prevedibili; le prospettive della ricerca “istituzionale” dovranno sempre più spesso confrontarsi con l’emergere di fenomeni “di successo” che sono capaci di incidere veramente su come le persone pensano al Web e lo utilizzano.

Fonti
“How the WebOS Evolves?” di Nova Spivacks
http://novaspivack.typepad.com/  nova_spivacks_weblog/2007/02/steps_towards_a.html
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: html

“Embracing Web 3.0″ di Ora Lassila e James Handler
http://www.mindswap.org/papers/2007/90-93.pdf
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: pdf

“Web4″ di Seth Godin
http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2007/01/web4.html
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: html

“Web 3.0 and beyond: the next 20 years of the internet” di Jonathan Richards
http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/  tech_and_web/the_web/article2726190.ece
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: html

“Il miraggio del Web 3.0″ di Bernardo Parrella
http://www.apogeonline.com/webzine/2006/12/14/01/200612140101
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: html

Add comment Maggio 8th, 2008

Condividere risorse web con il Social Bookmarking

Il social bookmarking è una delle “parole chiave” che negli ultimi anni hanno segnato la nascita del Web 2.0. Si tratta di uno dei primi esempi di successo di “social software”, cioè di applicazioni che valorizzano la condivisione e il lavoro collaborativo: il fenomeno è particolarmente interessante perché a partire da un’attività molto semplice ha favorito la diffusione di un nuovo modello di utilizzo del Web.

L’attività di bookmarking è quella che tutti gli utenti del Web imparano a praticare per risparmiare tempo nell’uso dei siti Internet: ogni volta che incontriamo un sito che ci sembra utile per le informazioni o i servizi che offre, lo salviamo nei “Bookmark” o “Preferiti” del nostro browser; in questo modo possiamo tornare a visitarlo tutte le volte che vogliamo senza bisogno di tenerne a mente l’indirizzo o di recuperarlo attraverso un motore di ricerca.

A partire dal 2004-2005, con la nascita del sito Del.icio.us, e via via di altri siti analoghi, gli utenti di Internet hanno avuto a disposizione un sistema di bookmarking sul web: iscrivendosi al sito con un account gratuito, infatti, è possibile salvarlo in una propria area online, che ci permette di accedere ai nostri indirizzi web preferiti da qualsiasi computer, in qualsiasi posto ci troviamo. Un’evoluzione di questo tipo costituisce già una trasformazione nel senso di un modello ubiquitous, in cui le persone utilizzano molteplici dispositivi di accesso per essere sempre “online”.

Il sistema proposto da Del.icio.us comporta anche un altro vantaggio per il singolo utente: la possibilità di classificare le risorse salvate applicando una molteplicità di categorie. Mentre sul proprio browser i Bookmark devono essere inseriti in una specifica cartella, secondo un sistema di classificazione univoco, gli indirizzi web salvati su Del.icio.us possono essere classificati applicando una serie di tag (parole chiave, categorie): in questo modo, tramite il motore di ricerca interno al sistema, è possibile recuperare un indirizzo web a partire da ciascuno dei tag che vi sono associati.

Quello che però rappresenta il punto di forza di un’applicazione come Del.icio.us è la dimensione sociale: ciascuno può arricchire la propria esperienza grazie all’attività di bookmarking svolta dagli altri utenti. L’aspetto collaborativo emerge soprattutto rispetto all’applicazione dei tag: ciascun utente infatti partecipa alla costruzione di un sistema di classificazione condiviso aggiungendo i propri tag, a seconda del proprio punto di vista. In questo modo si definisce una folksonomy, una “tassonomia dal basso”, uno dei fenomeni tipici del web 2.0, divenuto popolare anche su altri sistemi (es. Flickr per le fotografie, YouTube per i video).

Gli aspetti collaborativi più rilevanti del social bookmarking sono:
  - scoprire quali siti sono stati classificati da altre persone con un determinato tag;
  - scoprire chi ha salvato sull’applicazione lo stesso sito che lui ha segnalato;
  - scoprire quali tag sono stati applicati da altre persone su quello stesso sito.

Queste opportunità possono rivestire un ruolo significativo nell’ambito di processi formativi di tipo informal, così come nella gestione della conoscenza in ambito professionale.

In primo luogo un sistema di social bookmarking può essere utilizzato all’interno di una comunità di pratica come archivio condiviso delle fonti web utili per lo studio, la ricerca, il lavoro, a seconda dello scopo della comunità. Come nel caso del singolo utente, i vantaggi vanno dall’ottimizzazione del tempo, all’accesso ubiquitous all’informazione, alla possibilità di far coesistere i diversi sistemi di classificazione di ciascun partecipante.

Un altro aspetto interessante di questi sistemi è la possibilità di scoprire persone che condividono i nostri stessi interessi. Le persone che nel corso della loro attività hanno “salvato” un sito che fa parte anche dei nostri “bookmark”, probabilmente sono state mosse da interessi simili: possiamo utilizzare allora queste persone come “fonte”, analizzare gli altri siti che hanno segnalato e probabilmente scoprire qualcosa che può essere utile anche a noi. Individuare in rete persone che, nel dialogo o con le loro attività online, possono fornirci informazioni e suggerimenti utili, è una delle strade più efficaci oggi per arricchire la propria conoscenza. A questo scopo sono nate specifiche applicazioni, i social network, reti che mettono in contatto persone che condividono interessi o attività professionali. Tuttavia anche in applicazioni più limitate come il social bookmarking emerge come effetto secondario un “network di persone”.

Il confronto tra i tag che utilizziamo per classificare i siti e quelli utilizzati da altre persone ci può offrire interessanti spunti creativi: scopriamo infatti che una determinata “parola chiave” che abbiamo preso in considerazione, può essere associata a numerose altre parole chiave, in modi che noi neanche immaginavamo; di conseguenza possiamo individuare nuovi aspetti e nuovi elementi con cui arricchire le nostre ricerche su un argomento. “Scoprire nuove connessioni” è un processo fondamentale per sviluppare la conoscenza e la creatività.

Ad un livello più semplice il social bookmarking può costituire per qualsiasi utente un sistema di navigazione guidata del web: di fronte all’immenso patrimonio di risorse presenti online, ci si può orientare a partire dal filtro dell’esperienza delle altre persone: i siti che hanno trovato interessanti, i temi a cui li hanno associati.

Nel mondo della ricerca si sta esplorando il potenziale del social bookmarking per la ricerca di fonti utili sul web: in prospettiva le collezioni di siti classificati su questi sistemi potrebbero essere usate dai motori di ricerca per migliorare i propri risultati.

Le ragioni del successo riscontrato in questi anni dal social bookmarking sono:
  - sua semplicità - scoprire un sito, salvarlo, aggiungere un commento e qualche tag, condividerlo sono operazioni che si possono svolgere in pochissimo tempo;
  - la componente di interazione tra persone - l’arricchimento reciproco, l’acquisire una reputazione presso gli altri utenti, il confronto tra punti di vista diversi - che favorisce il coinvolgimento.

In pochi anni sono nate numerosissime applicazioni di social bookmarking, che oggi si confrontano proponendo nuove funzionalità, o specializzandosi su determinate tematiche.

Al tempo stesso il social bookmarking si è integrato con le altre applicazioni del Web 2.0, aumentando ulteriormente la propria visibilità: oggi su molti articoli online, siti web, blog, si trova un semplice pulsante con cui gli utenti possono salvare immediatamente il link della risorsa sul proprio sistema di bookmarking preferito.

Fonti

“Can Social Bookmarking Improve Web Search?” di P.Heymann, G. Koutrika, H. Garcia-Molina
http://heymann.stanford.edu/improvewebsearch.html
Data: 2008
Lingua: inglese
Formato: pdf

“Social bookmarking: Pushing collaboration to the edge” di Shamus McGillicuddy
http://searchcio.techtarget.com
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: html

“Introducing Web 2.0: social networking and social bookmarking for health librarians” di E.Barsky, M.Purdon
http://pubs.nrc-cnrc.gc.ca/jchla/jchla27/c06-024.pdf
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: pdf

“A New Wave of Innovation for Teaching and Learning?” Di Bryan Alexander
http://www.educause.edu/ir/library/pdf/erm0621.pdf
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: pdf

“7 things you should know about social bookmarking” di Educause
http://www.educause.edu/ir/library/pdf/ELI7001.pdf
Data: 2005
Lingua: inglese
Formato: pdf

“Social Bookmarking: Analisi Di Del.icio.us” di Robin Good
http://www.masternewmedia.org
Data: 2005
Lingua: italiano
Formato: html

Add comment Maggio 5th, 2008

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