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Apprendere con il video nell’era di YouTube

In questa rassegna una panoramica di interventi di esperti sulle nuove modalità di utilizzo del video nell’apprendimento.

Il video è una risorsa importante per l’e-Learning, per diverse ragioni: perché permette uno scambio comunicativo più completo, che include le componenti non verbali; perché aiuta a  personalizzare il discorso, rendendolo più coinvolgente; perché permette di mostrare, di far vedere oggetti e azioni reali, invece di raccontarli. Nel Web 2.0 gli strumenti a disposizione di tutti per realizzare, pubblicare e condividere video, hanno determinato un forte rilancio di questo strumento, applicato con strategie diversificate e valorizzato soprattutto in un approccio collaborativo.

1. “The Value of E-Learning with YouTube: Video Sharing for Education” di  Sabah Karimi
http://www.associatedcontent.com/article/65889/the_value_
of_elearning_with_youtube.html

Data: 2006
Lingua: Inglese
Formato: Html

L’autrice dell’articolo sottolinea le molte applicazioni positive della condivisione di video per l’educazione: la possibilità di includere facilmente materiali multimediali in un curriculum formativo; la possibilità di sviluppare progetti formativi in cui i partecipanti producono e condividono video, per lavorare e riflettere su determinati temi; la possibilità di documentare lezioni in presenza per renderle disponibili anche a chi non può partecipare.

2. “Film School: To Spice Up Course Work, Professors Make Their Own Videos” di Jeffrey R. Young
http://chronicle.com/free/v54/i34/34a01301.htm
Data: 2008
Lingua: Inglese
Formato: Html

In questo articolo l’autore presenta esperienze di docenti che autoproducono video da utilizzare come materiale formativo per le proprie classi. Il dibattito è tra chi sostiene che i docenti debbano usare video prodotti in modo professionale, per integrare nelle lezioni materiali coinvolgenti, ad alto impatto comunicativo, e chi invece preferisce produrre personalmente i propri video con gli strumenti user-friendly oggi a disposizione di tutti. In questo secondo approccio il docente utilizza il video per mostrare esempi di applicazione degli argomenti spiegati; in questo caso lo stile informale, la situazione reale che viene mostrata, hanno l’effetto di coinvolgere chi guarda; anche ripetizioni ed errori, tipici di video non professionale possono avere uno scopo formativo e stimolare la riflessione su quanto si sta vedendo e ascoltando.

3. “Producing Video Learning Objects for E-learning” di Peter J. Fadde
http://www.elearnmag.org/subpage.cfm?section=best_practices&article=46-1
Data: 2008
Lingua: Inglese
Formato: Html

Il fenomeno YouTube, secondo l’analisi dell’autore, ha reso evidente che le persone sono più interessate all’autenticità dei video che alla qualità della loro produzione. Sfruttando questa tendenza, anche un formatore può proporsi come produttore di video, da intendere soprattutto come brevi materiali autoconsistenti pensati per essere integrati in modo efficace nei propri percorsi formativi. L’autore analizza i diversi “format” che possono essere utilizzati per la produzione di video per la formazione: brevi conferenze di esperti della materia, interviste a persone che operano nel proprio settore di interesse, dimostrazioni di procedure, drammatizzazioni di abilità relazionali. 

4. “National education agency on YouTube, Blip and GoogleVids” di Ewan McIntosh’s
http://edu.blogs.com/edublogs/2007/04/national_educat.html
Data: 2007
Lingua: Inglese
Formato: Html

L’articolo segnala la scelta della National education agency di aprire un proprio canale su YouTube e a partire da questo evento analizza il rapporto tra strumenti di condivisione video e formazione: in particolare si discute di TeacherTube, che si propone come lo YouTube dell’educazione; non solo i contenuti di TeacherTube non offrono maggiori garanzie qualitative rispetto al più noto concorrente; ma l’autore è anche convinto che la formazione debba avvicinarsi agli strumenti “reali”, usati da tutti, piuttosto che cercare spazi “riservati”: in quest’ottica la chiave di un uso efficace dei video nella formazione è la valorizzazione dell’informal learning.

5. “Pubblicare Video Online: Una Guida Per Avvocati E Professionisti” di Robin Good
http://www.masternewmedia.org/it/pubblicare-video-online/una-guida-per-avvocati-e-professionisti.htm

Data: 2008
Lingua: Italiano
Formato: Html

Robin Good offre sul suo sito una guida per conoscere tecnologie e software emergenti e le opportunità di utilizzo per la comunicazione, la formazione, il lavoro. Questo video-tutorial che mostra a professionisti (non informatici) perché e come utilizzare il video per comunicare, contiene diversi spunti interessanti per chiunque sia interessato ad utilizzare il video secondo le opportunità offerte dal Web 2.0. Gli articoli correlati offrono ulteriori informazioni utili per scoprire come produrre e condividere video con strumenti gratuiti.

Add comment Maggio 28th, 2008

Personal Learning Environment

Negli ultimi due anni il mondo della formazione online si sta interrogando soprattutto sulle prospettive dell’eLearning 2.0, cioè l’eLearning rimodellato a partire dalle nuove possibilità offerte dal Web 2.0 (applicazioni collaborative, di condivisione, di coauthoring,ecc.). In questo dibattito assume un ruolo importante il concetto di Personal Learning Environment (abbreviato PLE) che, in opposizione alle piattaforme di e-Learning o Learning Management System, identifica un set di applicazioni a disposizione del singolo per gestire la propria formazione in autonomia. Come mostrano gli articoli che qui proponiamo, la discussione è aperta sia rispetto al concetto di PLE, che per molti va necessariamente integrato con la sfera del lavoro, della gestione della conoscenza e anche delle fonti non digitali; sia rispetto alle applicazioni che devono comporre un PLE e alle metodologie con cui utilizzarle.

1. “Requirements of a PLE Framework” di Mohamed Amine Chatti

  http://mohamedaminechatti.blogspot.com/2008/02/requirements-of-ple-framework.html

  Data: 2008
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

L’autore contribuisce alla discussione sui PLE a partire dal concetto di Framework: non considera quindi uno specifico PLE ma piuttosto definisce la struttura di base a partire dalla quale possono svilupparsi diversi PLE secondo le esigenze di ciascuno. In primo luogo quindi questa struttura deve essere basata sul web e deve essere flessibile, personalizzabile, estensibile: l’utente deve poter selezionare e integrare gli strumenti che servono per la sua attività. Deve permettere il lavoro collaborativo, di comunicazione, condivisione, classificazione della conoscenza. Deve permettere anche di selezionare i contenuti sulla base dell’esperienza degli altri utenti (voti, review, ecc.). Tra i requisiti fondamentali anche la facilità d’uso dell’interfaccia, in modo da permettere l’utilizzo di queste funzionalità avanzate senza bisogno di particolari competenze tecniche.

2. “I’m Not Interested in ‘the PLE’” di Chris Lott

  http://www.chrislott.org/2008/03/05/im-not-interested-in-the-ple/

  Data: 2008
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

In questo articolo dal titolo provocatorio l’autore contesta i dibattiti centrati unicamente sul concetto generale di PLE, mentre ritiene più utile il confronto sui singoli strumenti e su come vengono usati per la formazione. La definizione che l’autore dà di PLE è “una selezione personale di strumenti, di contatti e di metodologie”: per questo può essere utile soprattutto condividere i vantaggi e le applicazioni che ciascuno ha trovato in uno strumento, così come gli “esperti” e le fonti di informazione che si utilizzano più spesso per la propria attività, in modo che ognuno sia facilitato nel costruire la propria particolare “selezione”.

3. “Personal Learning Knowledge Work Environment” di Tony Karrer

  http://elearningtech.blogspot.com/2007/05/personal-learning-environment-ple.html

  Data: 2007
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

L’autore sottolinea lo stretto legame tra la gestione della conoscenza, la produzione della conoscenza e l’apprendimento: per questo parlare di Personal Learning Environment, mettendo l’accento su “learning”, può essere riduttivo, perché non mette in evidenza che, a differenza di quanto avviene nelle classiche “piattaforme di e-Learning”, oggi si può usare lo stesso “set” di applicazioni web per informarsi, per comunicare, per imparare e per lavorare.

4. “Nonsense from Stephen” di Jay Cross

  http://informl.com/2007/06/07/nonsense-from-stephen/

  Data: 2007
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

L’articolo fa riferimento ad un’interessante discussione tra due riconosciuti esperti nel mondo dell’e-Learning, Jay Cross e Stephen Downes, intorno al concetto e al nome di Personal Learning Environment, dal punto di vista della formazione aziendale e di quella scolastica. L’autore, che appartiene al primo orientamento, da un lato contesta il termine “personal”, perché rischia di far dimenticare che l’apprendimento è sempre un processo “sociale”, che coinvolge più persone insieme; dall’altro sottolinea lo stretto legame tra formazione e lavoro, e quindi la possibilità di parlare più correttamente di “Work Environment”, cioè l’insieme di strumenti che si utilizzano per tutte le proprie attività, inclusa la formazione.

5. “PLEs - what are we talking about here?” di Clive Shepherd

  http://clive-shepherd.blogspot.com/search/label/personal%20learning%20environments

  Data: 2007
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

L’autore propone un punto di vista originale sul PLE, evidenziando come il vero “Personal Learning Environment” di un individuo non includa solamente risorse di tipo “digitale”, ma anche fonti di informazione cartacee e soprattutto relazioni personali. E’ importante quindi analizzare il ruolo e il contributo delle applicazioni web solitamente indicate come “PLE” nel contesto più ampio della propria rete di conoscenza.

Add comment Aprile 29th, 2008

User Generated Content

 Il termine “User Generated Content” è divenuto molto popolare sul Web negli ultimi due anni: sta ad indicare il modello di una nuova generazione di siti web di successo, che si basano non sull’offerta di contenuti prodotti in modo industriale, ma piuttosto sulla disponibilità di strumenti che gli utenti comuni possono utilizzare per pubblicare testi, video, fotografie, condividerli con altri e discuterli. Questo tipo di applicazioni si sono dimostrate capaci sia di assicurare la notorietà a nuovi talenti, sia soprattutto di costituire un nuovo efficace canale di marketing, basato sul dialogo e il coinvolgimento dell’utente e potenziale consumatore.

1. “Ugc, il web venuto dal basso che adesso vale milioni di dollari” di Gaia Giuliani

  http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/user-generated-content/user-generated-content/user-generated-content.html

  Data: 2006
 Lingua: Italiano
 Formato: Html

L’articolo spiega che cos’è l’User Generated Content, distinguendo i contenuti che hanno come obiettivo l’“informazione dal basso” e quelli rivolti all’intrattenimento; evidenzia il successo ottenuto dai siti U.G.C., l’opportunità di notorietà che hanno saputo offrire ad alcuni utenti e il grande valore commerciale che hanno acquisito in breve tempo (esemplare il caso di YouTube).

2. “The User-Generated Content Myth” di Scott Karp

  http://publishing2.com/2007/10/26/the-user-generated-content-myth/

  Data: 2007
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

L’autore di questo articolo ha suscitato un vivo dibattito sul web sostenendo che l’espressione “user generated content” sia più un mito che una realtà. Di fatto secondo Karp è molto raro che nei siti quali Flickr o YouTube si verifichi che gente comune produca e pubblichi contenuti di un qualche valore; si tratta semplicemente di strumenti che poche persone che hanno già competenze professionali possono usare per farsi conoscere e per diffondere i loro lavori.

3. “The User-Generated Content Reality” di Mark Hopkins

  http://mashable.com/2007/10/28/the-user-generated-content-reality/

  Data: 2007
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

L’autore critica l’intervento di Karp (il precedente articolo), sostenendo che i detrattori dello User Generated Content sono sviati da un concetto tradizionale di “contenuto”. Se partiamo da un’idea “professionale” di contenuti sicuramente dobbiamo concludere che sono pochissimi gli utenti che hanno le competenze per produrli, pur avendo a disposizione strumenti che rendono possibile ed estremamente semplice la pubblicazione online. Eppure gli utenti pubblicano sui sistemi di condivisione tantissimi dati, informazioni, contenuti “grezzi”, che se vengono opportunamente analizzati possono suggerire idee nuove, spunti creativi, punti di vista non prevedibili sugli interessi e i bisogni delle persone e sulle possibili soluzioni.

4. “Principles for User Generated Content Services”

  http://www.ugcprinciples.com/

  Data: 2008
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

In questo sito, costituito da un’unica pagina, è stato di recente pubblicato il documento approvato da alcune “major” della produzione di contenuti multimediali per regolamentare la questione del Copyright sui siti di User Generated Content. Vengono date indicazioni su come questi siti dovrebbero operare per impedire che gli utenti pubblichino online materiali (video, musica, ecc.) coperti da copyright. Questo, secondo gli autori del documento, darebbe spazio ai contenuti originali prodotti dagli utenti, e quindi favorirebbe la creatività.

 

5. “Top 25 User Generated Content Sites”

  http://www.ebizmba.com/articles/user-generated-content.html

  Data: 2007
  Lingua: Inglese
  Formato: Html

Questa pagina web presenta una classifica dei 25 siti di User Generated Content più utilizzati. E’ un punto di partenza utile per una panoramica sulle più importanti applicazioni “Web 2.0”, a partire dalla popolarità che hanno acquisito tra gli altri utenti. Ai primi posti (la rilevazione è del settembre 2007) MySpace (per la pubblicazione di Blog), Wikipedia (enciclopedia creata dagli utenti) e YouTube (per la pubblicazione e condivisione di video).

 

 

Didael S.r.l.

http://www.didael.it

Add comment Aprile 29th, 2008

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