Peer-to-Peer, un modello per la società della conoscenza

Luglio 29th, 2008

Il dibattito sul peer-to-peer oscilla spesso tra un taglio puramente tecnico (modello di organizzazione di una rete di computer) e uno legale (liceità della pratica di condividere file su Internet): nell’era del Web 2.0 prende corpo una visione innovativa che vede il Peer-to-Peer un modo in cui le persone, considerate come protagoniste attive della produzione di conoscenza, possono organizzarsi per collaborare, condividere, crescere insieme.

Il fenomeno del “Peer-To-Peer” (abbreviato P2P) viene in genere considerato secondo due punti di vista “riduttivi”: quello tecnico e quello legale, legato allo “scambio di file”.

Considerato sotto l’aspetto tecnico, il P2P rappresenta un modello alternativo a quello “gerarchico” normalmente utilizzato sul web: secondo il modello gerarchico ci sono in rete alcuni computer che fanno da server, e quindi possono trasmettere dati (ad esempio i contenuti di un sito web) e altri, detti client, che ricevono e visualizzano questi dati per l’utente comune; in una rete P2P invece tutti i computer sono sullo stesso piano e possono allo stesso modo trasmettere e ricevere, erogare servizi e usufruirne.

Il motivo per cui il P2P è diventato un fenomeno di massa su Internet è la pratica sempre più diffusa dello “scambio di file”: attraverso specifici software, infatti, un utente si può collegare a una rete P2P per cercare e scaricare file dai computer degli altri utenti al proprio, e nello stesso tempo permettere agli altri di usufruire di un proprio archivio di file. Esistono diversi programmi utilizzabili a questo scopo: una volta connessi alla rete P2P si può utilizzare una sorta di motore di ricerca per trovare tutti i file presenti sui computer degli altri utenti che contengono nel nome una determinata parola chiave che ci interessa, o che corrispondono ad un titolo che già conosciamo: a quel punto possiamo iniziare a “scaricare” (in inglese “Download”) il file per trasferirlo sul nostro computer.

  Intorno a questa pratica si è acceso un forte dibattito di tipo legale, perché di fatto questi sistemi vengono utilizzati in larga misura per lo scambio di file multimediali protetti da copyright: nei primi anni si trattava soprattutto di file musicali, oggi, con la diffusione di connessioni a banda larga sempre più veloci, è divenuto abituale anche lo scambio di film. Basta quindi che una canzone o un film in formato digitale vengano immessi in una rete P2P perché il file possa diffondersi rapidamente in tutto il mondo, con relativi mancati guadagni da parte di produttori e autori. Per questo le legislazioni nazionali sono intervenute in modi diversi a contrastare il fenomeno della “condivisione file”: il dibattito è ancora aperto, come spesso accade su Internet sono in gioco da un lato il modello della libera condivisione di risorse, che può avere molte applicazioni virtuose, dall’altro la protezione del copyright.

Ma il Peer-to-Peer può essere molto di più di questo, è prima di tutto un modello, un nuovo modo di pensare e di lavorare. Il maggiore teorico di questo modello è Michel Bauwens, che in una serie di interventi sul sito MasterNewMedia di Robin Good ha delineato diversi aspetti interessanti del P2P.

Un primo aspetto da considerare  è che il P2P non è semplicemente un modo diverso di organizzare le reti di computer, ma è prima di tutto un modo diverso di organizzarsi tra persone: è un modello in cui le persone possono liberamente produrre conoscenza e valore, distribuirli, condividerli con altri, senza dover sottostare a una struttura centralizzata che assegna a ciascuno i “permessi” sulle operazioni che può fare. Dove questo si realizza si può parlare di P2P, anche indipendentemente dalla tecnologia che si utilizza.

Un ruolo particolare nel modello P2P di Bauwens è ricoperto dalla Community, cioè dal gruppo di persone in rete si abituano a scambiare e condividere risorse sulla base di interessi comuni. Un gruppo che non è definito a priori, che in teoria è “vasto come il mondo” (come il World Wide Web), e che prende forma nel tempo, rimanendo sempre mutevole, sulla base di come si incontrano le domande e le risposte che ciascun utente ha.

  Per questo il P2P è anche un modello innovativo per la costruzione e la diffusione della conoscenza: la rete dei “pari” (peer) può servire non solo a scambiare “file”, che pure possono rappresentare una forma “cristallizzata” di conoscenza, ma ancora di più a fare incontrare le persone perché si scambino esperienze, suggerimenti, soluzioni, perché possano imparare gli uni dagli altri.

Il P2P quindi è un modello estremamente affine a quelli dell’Informal Learning e del Web 2.0, perché pone l’accento sulla conoscenza che emerge dal dialogo e dalla partecipazione attiva della persona; i “documenti” che circolano in questa rete non sono “corsi” predefiniti, ma materiali da usare insieme, da trasformare e far evolvere nella discussione e nella collaborazione.

Quello che Bauwens tiene a sottolineare come specificità del modello di apprendimento P2P è soprattutto il carattere aperto e libero: l’uso degli strumenti di collaborazione e condivisione non deve essere limitato all’interno di comunità chiuse (istituzioni educative, organizzazioni), ma deve potersi espandere liberamente nella rete Internet, alla ricerca di risorse e persone che possano dare risposta alle proprie domande; sempre secondo questa logica, il patrimonio di conoscenza che si produce all’interno di una “comunità” deve rimanere aperto, disponibile allo scambio, al riuso e alla trasformazione da parte di altre comunità presenti e future – questo vuol dire adottare un’ottica innovativa nell’ambito del “diritto d’autore” (come le licenze “Creative Commons”).

E’ interessante notare che quello che Bauwens dice dell’apprendimento P2P è parte di una teoria più ampia che considera il P2P come un nuovo modello di produzione e di economia, capace di valorizzare l’immenso patrimonio di beni “immateriali” che caratterizza la nostra società, rendendolo accessibile a tutti e favorendone lo sviluppo (lì dove gli attuali modelli economici e giuridici rischiano spesso di creare ostacoli alla circolazione di conoscenza).

Promuovere il P2P, quindi, non significa approvare lo scambio illegale di materiali coperti da copyright: questo è un fenomeno che rimane all’interno di una visione in cui la maggior parte delle persone sono “fruitori passivi” (di testi, musiche, film, software o qualsiasi altro “bene immateriale”); il modello del P2P invece vede ogni persona come “creatrice” e produttrice di conoscenza e cerca gli strumenti e le strategie più adatti perché ciascuno possa liberamente condividere con gli altri quello che ha prodotto, in un processo virtuoso di creazione di valore per tutti.

Fonti

“P2P And Education: Robin Good Interviews Peer-To-Peer Evangelist Michel Bauwens” di Robin Good e Michel Bauwens
http://www.masternewmedia.org/news/2008/07/18/p2p_and_
education_robin_good.htm

Data: 2008
Lingua: Inglese
Formato: Html

“Peer-to-Peer Governance, Production And Property: P2P As A Way Of Living - Part 1” di Michel-Bauwens
http://www.masternewmedia.org/information_access/p2p-peer-to-peer-economy/peer–to-peer-governance-production-property-part-1-Michel-Bauwens-20071020.htm
Data: 2007
Lingua: Inglese
Formato: Html

“Peer-to-Peer” di Francesco Caccavella
http://www.ictv.it/file/vedi/300/peer-to-peer/
Data: 2007
Lingua: Italiano
Formato: Html e Video

P2P: c’è qualcosa di buono nel “patto francese” di P.Nuti
http://www.interlex.it/copyright/pnuti11.htm
Data: 2007
Lingua: Italiano
Formato: Html

Tema: RASSEGNA TEMATICA

Lascia un commento

Richiesto

Richiesto, nascosto

Codice HTML permesso:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Trackback questo post  |  Iscriviti ai commenti tramite feed RSS


Temi

Calendario interventi

Febbraio 2018
L M M G V S D
« Mar    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728  

Link

Archivi