Comunità di pratica nel Web 2.0

Giugno 11th, 2008

Grazie alle nuove opportunità del Web 2.0 il modello delle comunità di pratica conosce possibilità inedite di applicazione e diffusione.

Le comunità di pratica  trovano oggi uno scenario favorevole grazie alla diffusione delle teorie dell’apprendimento informale e degli strumenti del Web 2.0. L’apprendimento fortemente legato alla pratica professionale, che costituisce il valore riconosciuto del modello delle comunità di pratica, può essere realizzato con l’aiuto di strumenti quali blog, wiki, video, social tagging, rss; ma il maggior contributo del Web 2.0 è quello culturale, che promuove il valore della condivisione come un vantaggio per tutti.

Il modello delle comunità di pratica  (in inglese Community of Practice, o CoP) ha acquisito popolarità ormai da diversi anni nel dibattito sull’e-Learning: tuttavia per molto tempo è rimasto un modello teorico, certamente interessante, ma che ha conosciuto poche effettive applicazioni.

Le innovazioni degli ultimi anni rendono oggi lo scenario sicuramente più favorevole alla diffusione delle comunità di pratica; questo essenzialmente per due fattori:

  • il progressivo riconoscimento, nelle organizzazioni, del valore dell’apprendimento informale; nelle comunità di pratica, infatti, l’apprendimento è l’effetto (che può anche essere non intenzionale) del dialogo, della collaborazione e della condivisione tra i membri; si impara quindi non “frequentando corsi di formazione”, ma interagendo con altre persone per costruire conoscenza;
  • lo sviluppo delle tecnologie del Web 2.0, che hanno moltiplicato le opportunità di attivare processi di comunicazione e collaborazione tra le persone, senza vincoli di luogo e di tempo.

Secondo la definizione di Etienne Wenger, uno dei principali esperti sul tema, le comunità di pratica sono gruppi di persone che condividono un interesse in relazione a qualcosa che fanno, e imparano a farlo meglio mentre interagiscono in modo continuativo. Le caratteristiche fondamentali di una comunità di pratica sono: un dominio di conoscenza comune; l’interazione e la condivisione tra i membri; e il fatto che tutto questo sia in relazione con una pratica, con un fare.

Per questo i membri di una comunità di pratica sono persone che svolgono attività affini o in qualche modo collegate: la collaborazione all’interno della comunità consiste allora nel discutere di problematiche che emergono nel fare, cercare insieme soluzioni, scambiare suggerimenti, esperienze, “best practices”; questo permette a ciascun partecipante di crescere nella conoscenza . Perciò l’apprendimento, all’interno della comunità, oltre ad essere “informale” è anche “contestualizzato”: si realizza cioè una forte integrazione tra lavoro e apprendimento, che si arricchiscono reciprocamente in un circolo virtuoso.

Le comunità di pratica possono essere uno strumento importante per le organizzazioni, per diversi aspetti: aiutano a far emergere la conoscenza tacita dei dipendenti e a farla circolare perché diventi un valore per tutta l’organizzazione; aiutano a creare collaborazione e scambio anche al di là dei ruoli prestabiliti, favorendo così lo sviluppo di soluzioni creative; quello che si apprende nella comunità viene immediatamente utilizzato per migliorare la performance professionale; possono anche essere utilizzate come strumento per integrare nuove risorse nella cultura aziendale, così come per valorizzare il contributo di esperienza di coloro che si ritirano dal lavoro. Anche dal punto di vista del dipendente le comunità di pratica offrono un forte stimolo motivazionale all’apprendimento e al miglioramento continuo, e nel lungo periodo uno strumento per la costruzione della propria identità professionale.

Anche nel mondo dell’educazione le comunità di pratica rappresentano una prospettiva interessante, come tecnica innovativa per motivare all’apprendimento, come strumento per creare un legame tra quello che si impara e i problemi che si affrontano nella vita di tutti i giorni (introducendo lo studente in una prospettiva di “life long learning” che supera la separazione tra studio e vita), come strumento per attivare su determinate tematiche collaborazioni a distanza, anche in una prospettiva internazionale e multiculturale.

Un contributo importante per le comunità di pratica viene oggi dal Web 2.0, che è pensato come un insieme di strumenti per facilitare il dialogo, la collaborazione e la condivisione tra le persone: questi strumenti, grazie alla loro semplicità ed utilità, sono diventati di uso comune per gli scopi più diversi, dal divertimento, al lavoro, alla formazione.

Per questo il Web 2.0 può dare un effettivo supporto alla realizzazione di comunità di pratica, facilitandone le attività e superando alcune problematiche.

Uno strumento come il blog, messo a disposizione di ciascun membro della comunità, consente:
  - di facilitare l’emergere di conoscenze tacite o non strutturate, grazie allo stile informale della comunicazione;
  - di personalizzare la comunicazione, favorendo nella successione degli interventi la costruzione di un’identità riconosciuta di ogni partecipante, di una sua reputazione (evidenziata attraverso i commenti o i voti degli altri membri); e questo costituisce un valore aggiunto per la persona ma anche uno stimolo all’attività della comunità, perché aiuta a capire a chi rivolgersi a seconda dei problemi che si stanno trattando.

Uno strumento come il wiki consente ai partecipanti di collaborare per costruire insieme una conoscenza condivisa rispetto al loro ambito di attività: il wiki ha il pregio di facilitare il lavoro di progressiva formalizzazione (ma anche di aggiornamento) dei contenuti, ma anche di tenere traccia della “storia” degli interventi che si sono succeduti.

Strumenti di social tagging, o folksonomy, consentono ai partecipanti di classificare i contributi di ciascuno, non in base ad un vocabolario predeterminato, ma ad una tassonomia che si costruisce e si arricchisce nel tempo. Questo può aiutare a risolvere i problemi di differenza di linguaggio tra i partecipanti, che spesso rappresentano un ostacolo rilevante al successo di una comunità di pratica.

La facilità di pubblicazione e condivisione di contenuti video (sul modello di YouTube) permette oggi di valorizzare questo media che ha il pregio di permettere una comunicazione più “calda” e più completa (perché trasmette anche le componenti non verbali della comunicazione). Questo può essere uno strumento importante soprattutto in situazioni dove i membri della comunità non si conoscono personalmente e non hanno occasione di incontrarsi in presenza: il video può aiutare a superare la diffidenza, ad identificare gli altri membri e quindi facilitare attraverso la relazione il “sentirsi parte di un progetto comune”.

La stessa nascita di una comunità di pratica può avvenire in modo spontaneo e tra persone che appartengono ad organizzazioni diverse, con il contributo dei “social network”, che hanno lo scopo di favorire la creazione di reti di relazioni professionali.

I feed RSS permettono di diffondere ma anche di collegare tra loro contenuti provenienti da fonti diverse (blog personali, video, audio, immagini, presentazioni). Grazie a questo la comunità di pratica non richiede più necessariamente un “ambiente dedicato” dove occorre entrare per interagire con gli altri membri. Ognuno invece può creare i propri contributi nelle forme mediali più diverse, utilizzando gli strumenti che usa normalmente anche per altre attività; e al tempo stesso i contenuti che ha prodotto possono essere distribuiti immediatamente a tutti gli altri partecipanti.

Con questa modalità di condivisione il Web 2.0 favorisce ancora meglio l’integrazione tra apprendimento, lavoro e vita quotidiana.

Per le organizzazioni che vogliono promuovere le comunità di pratica al loro interno, come strumento capace di generare valore, è importante sostenere la motivazione: ad esempio utilizzando le comunità di pratica per progetti e obiettivi importanti, valorizzando il contributo che la comunità di pratica, e ciascuno dei suoi membri, hanno dato per il miglioramento dei risultati dell’azienda, valorizzando la “reputazione professionale” che ogni membro ha consolidato nella comunità. E’ utile sottolineare che tutta l’attività di promozione legata alla CoP può essere realizzata sempre attraverso strumenti Web 2.0: video, contenuti di blog distribuiti via RSS.

L’ostacolo maggiore al successo delle comunità di pratica rimane quello culturale: spesso invece le altre persone (all’interno di un’organizzazione, e tanto più all’esterno) sono viste come “concorrenti” a cui bisogna evitare di dare idee e informazioni; occorre invece entrare nella mentalità, tipica del Web 2.0, che vede la condivisione come un vantaggio per tutti e un motore di creatività e innovazione che fa crescere chi vi partecipa.

Fonti
“From the Anointed Few to the Collective Many” di Dave Wilkins
http://www.learningcircuits.org/0408_wilkins.html
Data: 2008
Lingua: inglese
Formato: html

“Community of practice in the Workplace” di Jeanne C.Meister
http://www.clomedia.com/in-conclusion/jeanne-c-meister/2008/June/2229/index.php
Data: 2008
Lingua: inglese
Formato: html

“Communities of Practice and virtual learning communities: benefits, barriers and success factors” di Patricia Margaret Gannon-Leary e Elsa Fontainha
http://www.elearningpapers.eu/index.php?page=doc&doc_id=10219&doclng=9&vol=5
Data: 2007
Lingua: inglese (abstract in italiano)
Formato: pdf

“Managing Knowledge within Communities of Practice: Analysing Needs and Developing Services” di Amaury Daele, Nathalie Deschryver, Dorel Gorga, Manfred Künzel
http://www.elearningpapers.eu/index.php?page=doc&doc_id=10222&doclng=9&vol=5
Data: 2007
Lingua: inglese (abstract in italiano)
Formato: pdf

“Social Software and the Establishment of Virtual Communities of Practice in the Tourism Sector” di Christian Petter, Klaus Reich, Kathrin Helling
http://www.elearningpapers.eu/index.php?page=doc&doc_id=10223&doclng=9
Data: 2007
Lingua: inglese (abstract in italiano)
Formato: pdf

“Communities of practice: a brief introduction” di Etienne Wenger
http://www.ewenger.com/theory/index.htm
Data: 2002
Lingua: inglese
Formato: html

“Cultivating Communities of Practice. A Quick Start-up Guide” di Etienne Wenger
http://www.ewenger.com/theory/start-up_guide_PDF.pdf
Data: 2002
Lingua: inglese
Formato: pdf

Tema: ARTICOLI

1 Commento Aggiungi il tuo commento

  • 1. Comunità di pratica: cor&hellip  |  Ottobre 4th, 2009 at 19:06

    […] Gli strumenti del Web 2.0 non si limitano soltanto al blog, ci sono anche i Wiki, il Social tagging, i Feed RSS, il Microblogging ecc. Ognuno di questi tool meriterebbe una trattazione a parte per le potenzialità di utilizzo strategico in una comunit� di pratica. In effetti, questi servizi possono essere facilmente utilizzati da utenti dislocati. Integrati con altri software, offrono la possibilità di far dialogare realtà culturali, linguistiche, professionali differenti. Attraverso la facilità di condivisione il Web 2.0 favorisce “l’integrazione tra apprendimento, lavoro e vita quotidiana”. (Didael blog, Comunità di pratica nel Web 2.0: http://www.didael.it/sito/blogdida/?p=16). […]

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