Archivio del Giugno, 2009
Con il termine Mash-Up, in ambito informatico, si intendono applicazioni online “ibride”, che, cioè, mescolano strumenti e dati provenienti da fonti diverse per offrire un servizio a valore aggiunto. Sono Mash-up, ad esempio, i siti che raccolgono un determinato tipo di dati (come le liste di appartamenti in affitto / in vendita) e li visualizzano su cartine geografiche come le mappe di Google.
Un altro esempio è quello dei feed RSS, che permettono di visualizzare sulle pagine di un sito notizie provenienti da diversi altri siti (informazioni economiche, meteo, interventi da blog tematici, ecc.).
Siti come Google o Yahoo offrono ai propri utenti anche sistemi per creare i propri “Mash up”, mescolando applicazioni diverse per ottenere un servizio personalizzato.
Il Mash-up è uno dei tratti distintivi del Web 2.0, che si configura non più come una “biblioteca” di siti informativi, ma come un “pannello di controllo” da cui attivare funzionalità e servizi utili.
Il concetto di Mash-up ha sicuramente un grande impatto dal punto di vista del marketing e della net economy; ma si possono immaginare anche interessanti applicazioni formative, che facilitino la creazione, da parte del singolo, di sistemi personalizzati per gestire l’acquisizione, l’elaborazione e la condivisione della conoscenza.
Giugno 30th, 2009
Il termine Lurker deriva dall’inglese to lurk, che può essere tradotto come “spiare da dietro le quinte”. Il lurker, nel gergo di Internet, è colui che utilizza uno strumento di dialogo/condivisione online (blog, newsgroup, mailing list, forum) come semplice lettore, senza offrire propri contributi. Il comportamento dei lurker è oggetto di discussione sul web: alcuni non lo considerano corretto perché i lurker sfruttano il patrimonio di conoscenza che si genera in questi luoghi di condivisione online, senza però contribuire a loro volta ad alimentarlo: ad esempio partecipano ad un forum tematico per tenersi aggiornati e trovare informazioni e suggerimenti su un determinato argomento, frutto delle ricerche e della disponibilità di altri, ma da parte loro non mettono a disposizione nessun contenuto.
Nella maggior parte dei casi comunque la presenza dei lurker è tollerata perché ci si rende conto che molti non hanno il tempo per intervenire attivamente o magari non ritengono di avere competenze sufficienti.
Giugno 23rd, 2009
Con l’espressione Long tail (in italiano “coda lunga”), portata alla ribalta su Internet da Chris Anderson, direttore di Wired Magazine, si intende un fenomeno tipico dell’economia del web (ma rilevante anche in altri settori), per il quale i prodotti che hanno una bassa popolarità possono complessivamente occupare una quota di mercato uguale o addirittura superiore a quelli ad alta popolarità. Il nome “Long tail” deriva dalla rappresentazione statistica di questo fenomeno (una curva che partendo da valori alti scende rapidamente su valori bassi, e su questi prosegue per un tratto molto lungo).
In un modello di business tradizionale vengono privilegiati normalmente i prodotti che hanno più successo: i prodotti che conseguono una bassa percentuale di vendite vengono ritirati dal mercato, perché i guadagni non riescono a coprire i costi di distribuzione; questo vale tanto per una merce quanto per un programma televisivo.
Con il Web questo modello si è rivoluzionato: i costi di gestione ridotti grazie alla comunicazione online permettono di proporre accanto ai “bestseller” anche prodotti di nicchia; e questo è ancora più vero quando si tratta di contenuti digitali (testi, video, musica, software), che non richiedono in nessun momento spostamenti di oggetti fisici, ma solo transazioni virtuali.
Le tecnologie web quindi permettono di investire in un’ampia gamma di proposte personalizzate, ciascuna capace di rispondere agli interessi di pochi: la diversificazione diventa ,anche dal punto di vista economico, più conveniente rispetto alla standardizzazione e all’appiattimento.
Giugno 17th, 2009
E’ il processo di condivisione della conoscenza, fondamentale all’interno delle organizzazioni perché l’esperienza di ciascuno possa diventare un valore a disposizione di tutti. Anche la condivisione tra persone che appartengono a organizzazioni diverse è importante perché è un occasione di considerare i problemi da punti di vista nuovi, e quindi di generare innovazione.
Le tecnologie digitali permettono di facilitare la condivisione della conoscenza sia con strumenti di social networking (dedicati a mettere in contatto le persone sulla base degli interessi e delle competenze), sia con software “sociali” (che permettono a ciascuno di pubblicare e far circolare in rete i propri contenuti, o anche di produrre collaborativamente contenuti condivisi).
Giugno 10th, 2009
Per Knowledge Management Systems (KMS) (in italiano: “sistemi per la gestione della conoscenza”) si intendono quei sistemi, abilitati dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che hanno lo scopo di organizzare e rendere facilmente accessibile, da parte di tutti gli attori di una organizzazione, l’insieme delle conoscenze necessarie per operare in modo sempre più efficace ed efficiente. I sistemi di KM consentono di organizzare e trattare le informazioni per “immagazzinare” conoscenza preesistente e generarne di nuova. I KMS facilitano anche l’accesso alle informazioni ed il loro utilizzo ed interscambio, contribuendo significativamente ad aumentare il valore di un’organizzazione, dei singoli e dei gruppi che in essa operano.
Giugno 4th, 2009