Archivio del Maggio, 2008

Apprendere con il video nell’era di YouTube

In questa rassegna una panoramica di interventi di esperti sulle nuove modalità di utilizzo del video nell’apprendimento.

Il video è una risorsa importante per l’e-Learning, per diverse ragioni: perché permette uno scambio comunicativo più completo, che include le componenti non verbali; perché aiuta a  personalizzare il discorso, rendendolo più coinvolgente; perché permette di mostrare, di far vedere oggetti e azioni reali, invece di raccontarli. Nel Web 2.0 gli strumenti a disposizione di tutti per realizzare, pubblicare e condividere video, hanno determinato un forte rilancio di questo strumento, applicato con strategie diversificate e valorizzato soprattutto in un approccio collaborativo.

1. “The Value of E-Learning with YouTube: Video Sharing for Education” di  Sabah Karimi
http://www.associatedcontent.com/article/65889/the_value_
of_elearning_with_youtube.html

Data: 2006
Lingua: Inglese
Formato: Html

L’autrice dell’articolo sottolinea le molte applicazioni positive della condivisione di video per l’educazione: la possibilità di includere facilmente materiali multimediali in un curriculum formativo; la possibilità di sviluppare progetti formativi in cui i partecipanti producono e condividono video, per lavorare e riflettere su determinati temi; la possibilità di documentare lezioni in presenza per renderle disponibili anche a chi non può partecipare.

2. “Film School: To Spice Up Course Work, Professors Make Their Own Videos” di Jeffrey R. Young
http://chronicle.com/free/v54/i34/34a01301.htm
Data: 2008
Lingua: Inglese
Formato: Html

In questo articolo l’autore presenta esperienze di docenti che autoproducono video da utilizzare come materiale formativo per le proprie classi. Il dibattito è tra chi sostiene che i docenti debbano usare video prodotti in modo professionale, per integrare nelle lezioni materiali coinvolgenti, ad alto impatto comunicativo, e chi invece preferisce produrre personalmente i propri video con gli strumenti user-friendly oggi a disposizione di tutti. In questo secondo approccio il docente utilizza il video per mostrare esempi di applicazione degli argomenti spiegati; in questo caso lo stile informale, la situazione reale che viene mostrata, hanno l’effetto di coinvolgere chi guarda; anche ripetizioni ed errori, tipici di video non professionale possono avere uno scopo formativo e stimolare la riflessione su quanto si sta vedendo e ascoltando.

3. “Producing Video Learning Objects for E-learning” di Peter J. Fadde
http://www.elearnmag.org/subpage.cfm?section=best_practices&article=46-1
Data: 2008
Lingua: Inglese
Formato: Html

Il fenomeno YouTube, secondo l’analisi dell’autore, ha reso evidente che le persone sono più interessate all’autenticità dei video che alla qualità della loro produzione. Sfruttando questa tendenza, anche un formatore può proporsi come produttore di video, da intendere soprattutto come brevi materiali autoconsistenti pensati per essere integrati in modo efficace nei propri percorsi formativi. L’autore analizza i diversi “format” che possono essere utilizzati per la produzione di video per la formazione: brevi conferenze di esperti della materia, interviste a persone che operano nel proprio settore di interesse, dimostrazioni di procedure, drammatizzazioni di abilità relazionali. 

4. “National education agency on YouTube, Blip and GoogleVids” di Ewan McIntosh’s
http://edu.blogs.com/edublogs/2007/04/national_educat.html
Data: 2007
Lingua: Inglese
Formato: Html

L’articolo segnala la scelta della National education agency di aprire un proprio canale su YouTube e a partire da questo evento analizza il rapporto tra strumenti di condivisione video e formazione: in particolare si discute di TeacherTube, che si propone come lo YouTube dell’educazione; non solo i contenuti di TeacherTube non offrono maggiori garanzie qualitative rispetto al più noto concorrente; ma l’autore è anche convinto che la formazione debba avvicinarsi agli strumenti “reali”, usati da tutti, piuttosto che cercare spazi “riservati”: in quest’ottica la chiave di un uso efficace dei video nella formazione è la valorizzazione dell’informal learning.

5. “Pubblicare Video Online: Una Guida Per Avvocati E Professionisti” di Robin Good
http://www.masternewmedia.org/it/pubblicare-video-online/una-guida-per-avvocati-e-professionisti.htm

Data: 2008
Lingua: Italiano
Formato: Html

Robin Good offre sul suo sito una guida per conoscere tecnologie e software emergenti e le opportunità di utilizzo per la comunicazione, la formazione, il lavoro. Questo video-tutorial che mostra a professionisti (non informatici) perché e come utilizzare il video per comunicare, contiene diversi spunti interessanti per chiunque sia interessato ad utilizzare il video secondo le opportunità offerte dal Web 2.0. Gli articoli correlati offrono ulteriori informazioni utili per scoprire come produrre e condividere video con strumenti gratuiti.

Add comment Maggio 28th, 2008

WebTV

Con il termine WebTV si intende un sito web che offre un palinsesto di “trasmissioni video”, fino a costituire una sorta di “canale tv” alternativo alla televisione tradizionale.

Collegandosi ad un sito di WebTV in genere si trovano due elementi principali: una trasmissione “in diretta”, secondo gli orari previsti dal palinsesto; e un archivio, che può essere cronologico o tematico, dei video già trasmessi, che possono essere rivisti on demand.

La possibilità di rivedere una trasmissione quando si vuole e tutte le volte che si vuole è uno dei vantaggi del sistema WebTV rispetto alla televisione tradizionale. L’altro aspetto importante è la possibilità di attivare elementi di  interazione e dialogo intorno ai video trasmessi, ad esempio: strumenti che consentono al singolo utente di creare un palinsesto personalizzato; strumenti che consentono all’utente di partecipare attivamente alla trasmissione (dare voti, inviare risposte per partecipare a un gioco, ecc.); funzionalità per inserire i propri commenti/recensioni sulle trasmissioni, generando discussioni che possono costituire un feedback importante per gli autori della programmazione e accrescere l’interesse verso la WebTV stessa.

Inoltre, essendo disponibili online, i video possono essere integrati facilmente in circuiti di condivisione e diffusione tipici del Web 2.0 (Podcasting/RSS, Social bookmarking).

Rispetto ai limiti dell’etere e ai costi del satellite, la WebTV costituisce per un’opportunità molto più “democratica” di partecipare da protagonisti alla comunicazione “video”.

Oggi esistono numerose WebTV: alcune sono versioni web di trasmissioni televisive tradizionali, realizzate a scopo di documentazione (è il caso, ad esempio, della trasmissione dei lavori parlamentari, accessibile su Web on demand); altre trasmettono esclusivamente via Web (canali di istituzioni o di privati, con taglio generalistico o tematico).

Nell’ambito della formazione la WebTV rappresenta un modello utilizzabile per iniziative di informal learning: il video può veicolare sia testimonianze di esperti, sia presentazioni di casi reali, sia dimostrazioni di atteggiamenti e comportamenti; il tutto può essere messo a disposizione dell’utente con un palinsesto tematico e collegato a strumenti di interazione e dialogo per attivare la condivisione e la rielaborazione.

Add comment Maggio 26th, 2008

L’evoluzione del Web: dal 2.0 al 4.0

La popolarità del Web 2.0 ha portato a pensare alle possibili evoluzioni del Web in termini di “nuove versioni”, classificate con i termini Web 3.0 e Web 4.0. In questa successione di “versioni” si delinea un processo che mette al centro il valore della conoscenza e della collaborazione tra persone, e fa del Web sempre meno un “mondo alternativo” da guardare attraverso un computer e sempre più uno strumento di servizio totalmente integrato con la realtà e le attività di ciascuno.

L’espressione “Web 2.0″ ha avuto un grande successo perché ha permesso di dare un nome ad un insieme di fenomeni nuovi che hanno cambiato il modo di intendere e di utilizzare il Web: User Generated Content, Folksonomy, Mash Up, e tanti altri concetti hanno trovato nel “Web 2.0″ una sintesi che ne ha favorito la diffusione.

Con il termine “2.0” si fa riferimento ad un sistema di classificazione di applicativi o documenti molto diffuso nell’informatica: in pratica tra la versione 1.0 e 1.1 di un oggetto (cioè quando si modifica solo il numero dopo il punto) ci sono poche differenze / miglioramenti, ma le caratteristiche di fondo restano identiche; invece tra la versione 1.0 e 2.0 (quando cambia il numero prima del punto) c’è una trasformazione importante, una riprogettazione sulla base di nuove caratteristiche. 

Dopo il successo del Web 2.0 questo modo di pensare “per versioni” è divenuto molto popolare, tanto da essere applicato a numerosi ambiti di attività (eLearning 2.0, Marketing 2.0, Business 2.0…).

Nello stesso tempo anche la visione del futuro del Web si è modellata sullo stesso tipo di meccanismo: perciò, mentre ancora stiamo imparando a capire che cos’è il Web 2.0 e come sfruttarne le potenzialità, già da qualche tempo si è cominciato ad identificare le ulteriori evoluzioni possibili con i nomi di Web 3.0 e Web 4.0.

Secondo quanto emerge dal dibattito in corso le tappe dell’evoluzione del Web sarebbero le seguenti:

  ” Web 1.0 - E’ la prima fase del Web, caratterizzata dalla progressiva definizione degli standard tecnologici che hanno permesso di dare vita a questa nuova realtà e di diffonderne l’uso tra milioni di utenti; siti web, directory e motori di ricerca sono gli elementi fondamentali dell’esperienza dell’utente, che utilizza il Web soprattutto come una “biblioteca” dove trovare informazioni e dove fruire di contenuti a vari livelli di multimedialità;

  ” Web 2.0 - E’ la fase attuale, caratterizzata da una partecipazione attiva degli utenti alla costruzione dei contenuti, alla loro classificazione e distribuzione; gli elementi chiave si chiamano Blogs, Wiki, RSS, Social Bookmarking, Social Networking, MashUps;

  ” Web 3.0 - La prossima evoluzione attesa nel Web è quella del Web Semantico, che intende potenziare le tecnologie web in modo da renderle capaci di contribuire alla costruzione e alla condivisione della conoscenza, mettendo in connessione i contenuti presenti sul Web attraverso ricerche e analisi automatiche basate sul significato; si parla quindi di ontologie, di agenti intelligenti e motori di ricerca semantici (non sulla semplice frequenza di un termine nel testo, ma su un’analisi del significato del testo e degli ambiti tematici a cui fa riferimento); si tratta quindi di sfruttare la potenza delle applicazioni informatiche, che sviluppano progressivamente aspetti di intelligenza artificiale, per ottenere risultati qualitativamente più significativi quando si cercano informazioni e contenuti sul Web; un’applicazione tipica del Semantic Web è la possibilità di interrogare un motore di ricerca formulando domande in linguaggio naturale invece che con parole chiave. Di Semantic Web in realtà si parla da diversi anni: in quest’ambito erano attese le più importanti evoluzioni del Web, quando il fenomeno del Web 2.0 ha preso piede con una popolarità inaspettata, perché ha proposto novità più facilmente comprensibili ed immediatamente evidenti per l’utente. Tuttavia la ricerca sul Semantic Web non si è mai spenta: certo oggi si deve confrontare con un panorama diverso, dove la ricerca di informazioni deve applicarsi allo User Generated Content, le ontologie devono confrontarsi con le folksonomies.

  ” Web 4.0 - Questa ulteriore fase del Web dovrebbe integrare pienamente le due fasi precedenti per realizzare un Web Ubiquitous: in pratica le applicazioni presenti sul Web avrebbero lo scopo di mettere in connessione in modo automatico le persone (così come il Web semantico mette in connessione in modo automatico i contenuti), sulla base delle attività che stanno svolgendo, per aiutarle a collaborare e raggiungere scopi condivisi mettendo insieme le loro risorse e le loro competenze. Si tratterebbe quindi di un Web pienamente integrato con la realtà fisica, al servizio delle relazioni, per moltiplicarle e potenziarle. Un aspetto importante dal punto di vista tecnologico è la diffusione delle tecnologie wireless che possono consentire effettivamente alle persone di essere sempre online in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.

L’idea fondamentale in questo tipo di evoluzione è che il Web diventi sempre più uno strumento di servizio per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi (conoscenza, lavoro) sfruttando l’enorme patrimonio di risorse che deriva dall’essere in rete: non solo risorse “statiche” (contenuti) ma sempre di più “intelligenze”.

  L’idea del Web come applicazione di servizio, e non come media da fruire passivamente, è già pienamente presente nel Web 2.0: quello che ci si aspetta dalle future evoluzioni è soprattutto un contributo sempre più importante dell’intelligenza artificiale, cioè della capacità delle “macchine” e dei software su cui il Web si basa di interagire con le persone e di sfruttare la propria potenza di calcolo per trovare rapidamente soluzioni adeguate alle loro esigenze.

Come effettivamente avverrà questo processo, e in quali fasi sarà scandito, si può naturalmente solo ipotizzare: il Web 2.0 infatti ha dato una forte spinta ai processi che nascono “dal basso” e che per questo spesso sono poco prevedibili; le prospettive della ricerca “istituzionale” dovranno sempre più spesso confrontarsi con l’emergere di fenomeni “di successo” che sono capaci di incidere veramente su come le persone pensano al Web e lo utilizzano.

Fonti
“How the WebOS Evolves?” di Nova Spivacks
http://novaspivack.typepad.com/  nova_spivacks_weblog/2007/02/steps_towards_a.html
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: html

“Embracing Web 3.0″ di Ora Lassila e James Handler
http://www.mindswap.org/papers/2007/90-93.pdf
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: pdf

“Web4″ di Seth Godin
http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2007/01/web4.html
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: html

“Web 3.0 and beyond: the next 20 years of the internet” di Jonathan Richards
http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/  tech_and_web/the_web/article2726190.ece
Data: 2007
Lingua: inglese
Formato: html

“Il miraggio del Web 3.0″ di Bernardo Parrella
http://www.apogeonline.com/webzine/2006/12/14/01/200612140101
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: html

Add comment Maggio 8th, 2008

e-Reputation

Con il termine e-Reputation si intende la reputazione di cui una persona gode nell’ambito di siti e ambienti di comunicazione e collaborazione online.

Si tratta di un aspetto fondamentale per tutti i processi di creazione e diffusione della conoscenza in rete. Oggi, infatti, i contenuti prodotti da semplici utenti (User Generated Content) hanno un ruolo sempre più rilevante come fonte di informazione online: le applicazioni del Web 2.0 hanno fatto crescere rapidamente il numero di persone che dialogano in rete e pubblicano testi, immagini, segnalazioni di link, interventi audio, filmati. Per orientarsi in questa miniera di risorse e trarne elementi utili per le proprie attività, occorre riuscire ad individuare gli utenti/autori che sono in grado di fornire informazioni autentiche, contenuti interessanti e originali, segnalazioni efficaci.

L’immagine di competenza e autorevolezza di un utente della rete si costruisce soprattutto grazie alle segnalazioni dei suoi contributi che si trovano su altri siti e grazie ai commenti che i suoi interventi suscitano; molte nuove applicazioni online permettono a chi legge di lasciare un proprio testo di commento o di dare un “voto” in base all’interesse del contenuto letto.

Dal punto di vista della comunicazione e del marketing porre l’accento sulla e-Reputation vuol dire per professionisti e organizzazioni sapersi presentare come “esperti in grado di fornire informazioni e servizi utili”, e non semplicemente come “venditori di un prodotto”.

Dal punto di vista della formazione, nell’ottica di un apprendimento di tipo informale e strettamente legato alla pratica del proprio lavoro, la e-Reputation è fondamentale perché ci permette di individuare esperti che possano dare risposta alle nostre domande e guidarci nell’acquisizione di nuove conoscenze, attraverso il dialogo a distanza o contenuti pubblicati online.

Add comment Maggio 5th, 2008

Condividere risorse web con il Social Bookmarking

Il social bookmarking è una delle “parole chiave” che negli ultimi anni hanno segnato la nascita del Web 2.0. Si tratta di uno dei primi esempi di successo di “social software”, cioè di applicazioni che valorizzano la condivisione e il lavoro collaborativo: il fenomeno è particolarmente interessante perché a partire da un’attività molto semplice ha favorito la diffusione di un nuovo modello di utilizzo del Web.

L’attività di bookmarking è quella che tutti gli utenti del Web imparano a praticare per risparmiare tempo nell’uso dei siti Internet: ogni volta che incontriamo un sito che ci sembra utile per le informazioni o i servizi che offre, lo salviamo nei “Bookmark” o “Preferiti” del nostro browser; in questo modo possiamo tornare a visitarlo tutte le volte che vogliamo senza bisogno di tenerne a mente l’indirizzo o di recuperarlo attraverso un motore di ricerca.

A partire dal 2004-2005, con la nascita del sito Del.icio.us, e via via di altri siti analoghi, gli utenti di Internet hanno avuto a disposizione un sistema di bookmarking sul web: iscrivendosi al sito con un account gratuito, infatti, è possibile salvarlo in una propria area online, che ci permette di accedere ai nostri indirizzi web preferiti da qualsiasi computer, in qualsiasi posto ci troviamo. Un’evoluzione di questo tipo costituisce già una trasformazione nel senso di un modello ubiquitous, in cui le persone utilizzano molteplici dispositivi di accesso per essere sempre “online”.

Il sistema proposto da Del.icio.us comporta anche un altro vantaggio per il singolo utente: la possibilità di classificare le risorse salvate applicando una molteplicità di categorie. Mentre sul proprio browser i Bookmark devono essere inseriti in una specifica cartella, secondo un sistema di classificazione univoco, gli indirizzi web salvati su Del.icio.us possono essere classificati applicando una serie di tag (parole chiave, categorie): in questo modo, tramite il motore di ricerca interno al sistema, è possibile recuperare un indirizzo web a partire da ciascuno dei tag che vi sono associati.

Quello che però rappresenta il punto di forza di un’applicazione come Del.icio.us è la dimensione sociale: ciascuno può arricchire la propria esperienza grazie all’attività di bookmarking svolta dagli altri utenti. L’aspetto collaborativo emerge soprattutto rispetto all’applicazione dei tag: ciascun utente infatti partecipa alla costruzione di un sistema di classificazione condiviso aggiungendo i propri tag, a seconda del proprio punto di vista. In questo modo si definisce una folksonomy, una “tassonomia dal basso”, uno dei fenomeni tipici del web 2.0, divenuto popolare anche su altri sistemi (es. Flickr per le fotografie, YouTube per i video).

Gli aspetti collaborativi più rilevanti del social bookmarking sono:
  - scoprire quali siti sono stati classificati da altre persone con un determinato tag;
  - scoprire chi ha salvato sull’applicazione lo stesso sito che lui ha segnalato;
  - scoprire quali tag sono stati applicati da altre persone su quello stesso sito.

Queste opportunità possono rivestire un ruolo significativo nell’ambito di processi formativi di tipo informal, così come nella gestione della conoscenza in ambito professionale.

In primo luogo un sistema di social bookmarking può essere utilizzato all’interno di una comunità di pratica come archivio condiviso delle fonti web utili per lo studio, la ricerca, il lavoro, a seconda dello scopo della comunità. Come nel caso del singolo utente, i vantaggi vanno dall’ottimizzazione del tempo, all’accesso ubiquitous all’informazione, alla possibilità di far coesistere i diversi sistemi di classificazione di ciascun partecipante.

Un altro aspetto interessante di questi sistemi è la possibilità di scoprire persone che condividono i nostri stessi interessi. Le persone che nel corso della loro attività hanno “salvato” un sito che fa parte anche dei nostri “bookmark”, probabilmente sono state mosse da interessi simili: possiamo utilizzare allora queste persone come “fonte”, analizzare gli altri siti che hanno segnalato e probabilmente scoprire qualcosa che può essere utile anche a noi. Individuare in rete persone che, nel dialogo o con le loro attività online, possono fornirci informazioni e suggerimenti utili, è una delle strade più efficaci oggi per arricchire la propria conoscenza. A questo scopo sono nate specifiche applicazioni, i social network, reti che mettono in contatto persone che condividono interessi o attività professionali. Tuttavia anche in applicazioni più limitate come il social bookmarking emerge come effetto secondario un “network di persone”.

Il confronto tra i tag che utilizziamo per classificare i siti e quelli utilizzati da altre persone ci può offrire interessanti spunti creativi: scopriamo infatti che una determinata “parola chiave” che abbiamo preso in considerazione, può essere associata a numerose altre parole chiave, in modi che noi neanche immaginavamo; di conseguenza possiamo individuare nuovi aspetti e nuovi elementi con cui arricchire le nostre ricerche su un argomento. “Scoprire nuove connessioni” è un processo fondamentale per sviluppare la conoscenza e la creatività.

Ad un livello più semplice il social bookmarking può costituire per qualsiasi utente un sistema di navigazione guidata del web: di fronte all’immenso patrimonio di risorse presenti online, ci si può orientare a partire dal filtro dell’esperienza delle altre persone: i siti che hanno trovato interessanti, i temi a cui li hanno associati.

Nel mondo della ricerca si sta esplorando il potenziale del social bookmarking per la ricerca di fonti utili sul web: in prospettiva le collezioni di siti classificati su questi sistemi potrebbero essere usate dai motori di ricerca per migliorare i propri risultati.

Le ragioni del successo riscontrato in questi anni dal social bookmarking sono:
  - sua semplicità - scoprire un sito, salvarlo, aggiungere un commento e qualche tag, condividerlo sono operazioni che si possono svolgere in pochissimo tempo;
  - la componente di interazione tra persone - l’arricchimento reciproco, l’acquisire una reputazione presso gli altri utenti, il confronto tra punti di vista diversi - che favorisce il coinvolgimento.

In pochi anni sono nate numerosissime applicazioni di social bookmarking, che oggi si confrontano proponendo nuove funzionalità, o specializzandosi su determinate tematiche.

Al tempo stesso il social bookmarking si è integrato con le altre applicazioni del Web 2.0, aumentando ulteriormente la propria visibilità: oggi su molti articoli online, siti web, blog, si trova un semplice pulsante con cui gli utenti possono salvare immediatamente il link della risorsa sul proprio sistema di bookmarking preferito.

Fonti

“Can Social Bookmarking Improve Web Search?” di P.Heymann, G. Koutrika, H. Garcia-Molina
http://heymann.stanford.edu/improvewebsearch.html
Data: 2008
Lingua: inglese
Formato: pdf

“Social bookmarking: Pushing collaboration to the edge” di Shamus McGillicuddy
http://searchcio.techtarget.com
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: html

“Introducing Web 2.0: social networking and social bookmarking for health librarians” di E.Barsky, M.Purdon
http://pubs.nrc-cnrc.gc.ca/jchla/jchla27/c06-024.pdf
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: pdf

“A New Wave of Innovation for Teaching and Learning?” Di Bryan Alexander
http://www.educause.edu/ir/library/pdf/erm0621.pdf
Data: 2006
Lingua: inglese
Formato: pdf

“7 things you should know about social bookmarking” di Educause
http://www.educause.edu/ir/library/pdf/ELI7001.pdf
Data: 2005
Lingua: inglese
Formato: pdf

“Social Bookmarking: Analisi Di Del.icio.us” di Robin Good
http://www.masternewmedia.org
Data: 2005
Lingua: italiano
Formato: html

Add comment Maggio 5th, 2008


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